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  • 6/5/2016 ore 8:00

    Felicia Impastato, il 10 maggio su Rai1

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    Felicia-Impastato_01E’ in arrivo su Rai1 il film tv di Giancarlo Albano dedicato a Felicia Impastato, la madre-coraggio di Cinisi che decise di ribellarsi ai dettami della cultura dell’omertà in seguito alla tragica perdita del figlio, Peppino Impastato, il giornalista ucciso dalla mafia nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1978. In prima serata martedì 10 maggio su Rai1.

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    Ad interpretare mamma Felicia, sarà Lunetta Savino. Accanto a lei Carmelo Galati nei panni di Giovanni Impastato e Linda Caridi che interpreta Felicetta Vitale. La sceneggiatura è firmata da Monica Zapelli e Diego Da Silva con la consulenza di Giovanni Impastato.
    Una coproduzione Rai Fiction e “11 Marzo” di Matteo Levi.

    Lunetta Savino, Carmelo Galati e Linda Caridi - Foto di scena

    Lunetta Savino, Carmelo Galati e Linda Caridi – Foto di scena

    Il 9 maggio 1978 Peppino Impastato viene assassinato dalla mafia: è da allora che la madre Felicia decide di gridare al mondo i nomi e i cognomi di chi lo ha ucciso. E negli anni troverà qualcuno disposto ad ascoltarla: si chiama Rocco Chinnici. Il magistrato che riuscirà a ribaltare le conclusioni frettolose dei suoi colleghi sulla morte di Peppino. Ma il 29 luglio del 1983 lo fanno saltare in aria. Felicia ne piange la morte, ma non si arrenderà mai. 25 ottobre del 2000: la Sicilia, grazie al sacrificio di tanti, è cambiata: ventidue anni dopo la morte di Peppino, Felicia Bartolotta, primo teste nel processo a Tano Badalamenti, può dire in faccia al boss “tu hai ucciso mio figlio”.

    Liberamente ispirato ai fatti di cronaca, il film seguirà vita e battaglie di Felicia Impastato,al secolo Bartolotta, a partire dall’omicidio del figlio e fino al processo faticosamente ottenuto contro mandanti e sicari, lungo un arco di ventidue anni.
    E’ la storia di una madre che decide di fare quello che nessuna donna in Sicilia, fino a quel momento, ha fatto mai. Parlare, denunciare, gridare al mondo i nomi e i cognomi di chi ha ucciso suo figlio. Rincorrere lo Stato, che vorrebbe archiviare il delitto prima come atto terroristico, poi come suicidio per compiacere gli interessi dei mafiosi, e costringerlo a darle giustizia.

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