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  • cosenostre336Da sabato 9 gennaio in seconda serata inizia il nuovo programma della rete ammiraglia dedicato al mondo delle mafie: “Cose nostre”.
    Cinque puntate, ognuna dedicata a un giornalista minacciato dalla criminalità organizzata, raccontate attraverso i suoi occhi e il suo lavoro: uno sguardo inedito sull’Italia di oggi e di domani. Cinque documentari che sveleranno la vita e l’attività, difficile e piena di insidie, dei giornalisti che con coraggio e professionalità raccontano spesso in solitudine storie di mafie, malaffare, corruzione e poteri illegali.

    “Cose nostre” accenderà un faro sul rapporto difficile tra buon giornalismo e mafie. Un fenomeno molto preoccupante, di cui s’è occupata di recente anche la Commissione Parlamentare Antimafia: sono state oltre 2000 in pochissimi anni gli episodi di violenza, intimidazione e minaccia nei confronti dei giornalisti italiani. Fatti che si uniscono agli otto giornalisti uccisi dai clan nella storia del nostro Paese.
    Automobili date alle fiamme, aggressioni, minacce, lettere intimidatorie, pallottole inviate per posta, incursioni dentro casa, querele temerarie. Sono questi i modi con cui le mafie tentano di condizionare la stampa italiana. Segno che per i clan il consenso, il controllo del territorio e l’impunità passano anche dal silenzio imposto ai giornalisti. E sono molti i cronisti (della carta stampata, della televisione, del web) che, nonostante tutto, continuano nel loro lavoro prezioso di informare le cittadine e i cittadini.
    “Cose nostre” vi racconterà le storie di:

    Michele Albanese, calabrese, giornalista de “Il Quotidiano del Sud”.
    Arnaldo Capezzuto, napoletano, blogger “ilfattoquotidiano.it”
    Amalia De Simone, campana, giornalista di “Corriere.it”
    Pino Maniaci, siciliano, direttore di “Telejato”.
    Giovanni Tizian, calabro-emiliano, giornalista dell'”Espresso”.

    L’appuntamento è ogni sabato a mezzanotte su Rai1

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