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  • 8/2/2013 ore 0:01

    Foibe, il Giorno del Ricordo

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    Da quando venne istituito, con la Legge n.92 del 30 marzo 2004, l’Italia celebra ogni 10 febbraio il “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe, dell’esodo giuliano-dalmata, e delle vicende del confine orientale.

    Rai.tv partecipa al Giorno del Ricordo proponendovi uno speciale che raccoglie documentari, inchieste, programmi di approfondimento e fiction dedicati a questa pagina buia della nostra storia nazionale.

    – Vai allo speciale di Rai.tv >>

    Tra i programmi che potete rivedere nella videogallery di Rai.tv: due puntate de “La Storia siamo noi”, con un’intervista a Graziano Udovisi, unico sopravvissuto del terrore titino che riuscì ad uscire vivo da una foiba; l’analisi di “Correva l’anno”; uno Speciale Tg1 interamente dedicato all’argomento a cura di Monica Maggioni, e la fiction in due puntate “Il cuore nel pozzo” con Beppe Fiorello.

    Quella che viene ricordata oggi è una dolorosissima pagina di storia nazionale a lungo coperta da un silenzio che non trova giustificazioni. Circa diecimila italiani, ritenuti ostili alla neonata Jugoslavia, che nell’immediato dopoguerra vennero prelevati dalle loro case, uccisi e gettati nella foibe, profonde cavità carsiche presenti in buona parte dell’Istria. Trecentocinquantamila, inoltre, coloro, sempre italiani, costretti ad abbandonare le loro terre e a disperdersi in tutto il mondo. Moltissimi in Italia dove, oltretutto, vennero spesso accolti con ostilità.

    La terribile pagina di storia a cui fa riferimento il Giorno del Ricordo è quella che interessò i territori dell’Istria a partire dall’autunno del ’43, subito dopo l’armistizio, fino al 1947, dove furono rastrellate, deportate e uccise migliaia di persone, per lo più italiani, dai partigiani dell’esercito di Tito. Lo sterminio fu condotto senza distinzioni politiche, razziali ed economiche, seguendo le direttive del dittatore dell’ex Jugoslavia, che ordinava di eliminare i fautori del nazionalismo.
    La persecuzione, soprattutto in quella “terra di nessuno” vicina al confine sottoposta all’amministrazione jugoslava, la violenza e l’efferatezza delle esecuzioni, precedute spesso da processi sommari, torture e linciaggi, determinarono l’esodo che nel dopoguerra allontanò quasi tutta la popolazione italiana dall’Istria.

    Ancora oggi, dopo circa sessant’anni, non ci sono cifre ufficiali relative ai deportati, agli italiani uccisi durante la prigionia e, soprattutto, agli infoibati scomparsi nell’autunno del ’43 e nella primavera del ’45. Non sono, però, gli zeri in più o in meno a ridurre la portata di questa tragedia, di cui è importante conoscere le cause e le dinamiche per evitare che in futuro qualunque essere umano si possa ritrovare protagonista, vittima o carnefice, di una storia di persecuzione.

    Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto:
    La memoria sia coltivata. Ciascun paese ha il dovere di ricordare la propria Storia, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite dal proprio popolo“.
    Scopo del riconoscimento del Giorno del Ricordo (articolo 1, comma 1) è proprio quello di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale“.