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      blog-rai.tvRai modifica il palinsesto e dedica una serie di programmi al ricordo di Anna Marchesini, attrice amatissima dal pubblico italiano, storica componente del Trio assieme a Tullio Solenghi e Massimo Lopez

  • 27/10/2012 ore 19:30

    “In Me non c’è che Futuro” su Rai5

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    Andrà in onda mercoledì 31 ottobre in prima serata su Rai5, “In me non c’è che futuro. Il ritratto di Adriano Olivetti”, il film documentario che ripercorre la vita di Adriano Olivetti nei suoi molteplici aspetti -l’industriale, il mecenate, l’organizzatore, il politico – sottolineandone l’attualità delle idee

    Guarda il film in streaming web mercoledì 31 ottobre alle 21.15 >>

    Lo firma Michele Fasano, regista e produttore indipendente, classe 1965, che ha già lavorato accanto a nomi come Tonino Guerra, Suso Cecchi D’Amico, Fernando Solanas, Abbas Kiarostami.

    La forza del racconto di “In me non c’è che futuro”, girato in parte a Serra San Quirico, risiede nella sua capacità di rendere per immagini, attraverso il sapiente mix di materiali d’archivio e testimonianze dei giorni nostri, il lungo percorso, iniziato quasi un secolo fa, dell’utopistico progetto di Camillo e Adriano Olivetti. Realizzato su soggetto di Francesco Novara e Michele Menna e prodotto da Sattva Films production and school, il documentario contiene le testimonianze anche di Alfredo Galasso, Francesco Novara, Guido Sarchielli, Giuseppe Varchetta, Stefano Zamagni.

    Guarda il promo del film>>

    In questi ultimi anni, complice la mancanza di modelli, la riscoperta di Adriano Olivetti è ormai un fatto che coinvolge molto le giovani generazioni. Vanno in questa direzione anche il film di Andrea De Sica “La città dell’uomo”, prodotto da “La storia siamo noi – Rai 150”, in collaborazione con la Fondazione Adriano Olivetti e il film “Shapes”, di Francesco Mattuzzi, già autore di una lunga serie di belle immagini delle architetture olivettiane.

    Mettere in luce la visione di Adriano Olivetti sul ruolo dell’impresa è oggi un’operazione che va al di là del racconto e del ricordo in sé. Olivetti è l’esempio di un italiano a cui ancora ispirarsi, anzi a maggior ragione nella dimensione congiunturale che stiamo vivendo. Egli aveva capito come l’economia e la cultura viaggiassero con lo stesso passo e con gli stessi obiettivi di accrescimento della qualità di vita. Aveva capito come la cultura riassuma la sostanza di un’economia della qualità, in grado di coniugare competitività e valorizzazione del capitale umano, crescita economica, rispetto dell’ambiente e dei diritti umani, produttività e coesione sociale. “Il documentario – spiega il regista Fasano –  dedica particolare attenzione alla responsabilità sociale dell’impresa, il suo rapporto virtuoso col territorio, la qualità della gestione delle risorse umane e la promozione della persona”.
    Adriano Olivetti: “La fabbrica dal volto umano”. Guarda il video>>
    Adriano Olivetti e l’innovazione tecnologica. Guarda il video>>

    "In me non c'è che futuro ". Il ritratto di Adriano Olivetti
    Industriale di fama internazionale, intellettuale, politico, riformatore, urbanista, editore, Adriano Olivetti credeva in una società di tipo nuovo, al di là del capitalismo e del socialismo. Attorno alla sua Ivrea, “l’Atene degli anni Cinquanta”, costruì il prototipo di un nuovo ordine, una comunità concreta in cui industria e cultura, profitto e solidarietà, produzione e bellezza si tenevano per mano. Per più di un decennio, sotto la sua guida, in questo angolo di mondo il confine fra sogno e realtà parve sul punto di dissolversi.
    “C’è stato un momento, a metà degli anni ’60 del XX secolo, in cui un’azienda italiana ebbe l’occasione di guidare la rivoluzione informatica mondiale, 10 anni prima dei ragazzi della Silicon Valley: Steve Jobs e Bill Gates. Una rivoluzione tecnologica che aveva le sue radici in una rivoluzione culturale e sociale, in un modello industriale pensato al di là di Socialismo e Capitalismo, che il suo promotore, Adriano Olivetti, aveva cominciato a sperimentare sin dagli anni ’30 a Ivrea, in provincia di Torino.”

    Queste le considerazioni che hanno portato il regista Michele Fasano ad avviare un complesso lavoro di ricostruzione storica che da Camillo Olivetti, fondatore della prima fabbrica di macchine per scrivere, conduce lo spettatore ai giorni nostri.

    Olivetti e Steve Jobs – la passione per il futuro. Guarda il video di “Correva l’anno”>>