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  • Un tuffo maledetto e un lungo, infinito tempo – 28 anni – vissuto come tetraplegico, aspirando a un’impossibile eutanasia. È la storia drammatica dello spagnolo Ramon Sampedro, interpretato da Javier Bardem nel film di Alejandro AmenábarMare dentro”, in programma su Rai5 martedì 12 luglio alle 21.00. Una prova d’attore straordinaria per Bardem, costretto in un letto, dentro quattro mura, e allontanato da una vita normale, al punto da arrivare a combattere con i tribunali spagnoli per ottenere il diritto a una morte dignitosa. Battaglia nella quale è aiutato da due donne, Julia e Rosa, che si trovano a fare i conti con i principi che fino a quel momento regolavano le loro vite. Un film che parla dell’uomo, del suo rapporto con il mondo, con la natura, con la vita e con Dio. Premiato al Festival del Cinema di Venezia e ai Golden Globe, “Mare dentro” si è aggiudicato nel 2005 il Premio Oscar come miglior film straniero.

    – Guarda in streaming ‘Mare dentro’, Rai5,12 luglio, 21.00>>

    – Guarda ‘Morire in pace’ , ‘Agorà’, Rai3 >>

  • Commenti

    Un commento

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    • Premetto che sono orirnadia di diritto privato a PG (ma vivo a Rm). Non conosco esattamente la situazione di filosofia alla Sapienza, ma inviterei a non semplificare: non è affatto vero che è più semplice x un prof bloccare gli esami piuttosto che fare una giornata di sciopero, il peso della discredito ‘sociale’ può essere intollerabile. Dal collega al preside, tutti scaricheranno sugli autori del blocco ogni tipo di responsabilità (deterioramento dei rapporti fra facoltà e studenti, deterioramento dei rapporti fra facoltà e rettore, eventuali meno risorse, meno borse di dottorato che dovessero affluire alla facoltà, ecc.). Figuratevi che nella mia facoltà per paura di dispiacere al rettore, neppure un’aula x fare un’assemblea aperta su/contro gelmini mi ha concesso il preside! Capisco sia contraddittorio bloccare gli esami x attirare l’attenzione dell’opinione pubblica sulla situazione dell’università e poi non far nulla perché ciò si sappia, ma come possiamo insieme difendere in modo efficace l’idea dell’università-bene comune – che non è a disposizione di una maggioranza di governo, e di cui dev’essere garantito quanto meno il ‘normale funzionamento’ – davanti a tanta arroganza (Tremonti/Gelmini), tanto disinteresse (della gran parte della popolazione, famiglie di student* comprese), tanta connivenza (di grilli parlanti liberisti)? Lavorare insieme sull’autoriforma, ad es., è secondo me fondamentale, ma non smuoverà, temo, neppure una tendina del Palazzo…

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