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  • 15/10/2010 ore 13:49

    Arriva “Terra Ribelle” con Rodrigo Guirao Diaz

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    La serie e’ tra le più attese della stagione. Maremma. Fine 800. Due giovani butteri, cresciuti insieme come fratelli, si ritrovano divisi non solo dalle origini ma anche dal destino che li mette uno contro l’altro per amore della stessa donna. La trama potrebbe sembrare simile a tante altre, invece “Terra ribelle“, in onda su Rai Uno domenica 17 ottobre, è una bella e originale fiction che racconta “storie avventurose, di vita dura – ha detto la regista Cinzia Th Torrini – di ingiustizie sociali, di enormi latifondi lasciati incolti per il pascolo, di rocche e castelli che sormontavano boschi e paludi”. I protagonisti di Terra Ribelle sono Anna Favella e Fabrizio Bucci con gli argentini Rodrigo Guirao Diaz (visto in Italia nel ‘Mondo di Patty’) e Sabrina Garciarena. Nel cast anche due attori come Maurizio Mattioli (l’attore di Rugantino stavolta e’ un inedito toscano) e Mattia Sbragia che la regista si e’ divertita ad invertire nei ruoli in cui di solito siamo abituati a vederli, affidando al primo un personaggio drammatico e al secondo uno un po’ più leggero. La vicenda narrata e’ una storia epica di amicizia e di amore, ma anche di tradimenti e vendette: Andrea (Guirao Diaz) e Jacopo (Bucci) sono giovani butteri, cresciuti insieme come fratelli, vivono condividendo la passione per l’avventura e i cavalli. Entrambi amano la loro terra: la Maremma, terra di confine, di briganti, di passioni estreme. Ma il destino li farà innamorare della stessa donna, i due ragazzi si ritroveranno l’uno contro l’altro, la loro amicizia si trasformerà in odio, sino alla battaglia.

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    5 Commenti

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    • ciao a tutti!

      Sono un italiana che vive a ginevra. per quanto mi riguarda terra ribelle per me e un capo lavoro…tratta della vita che faceva prima la gente, d amore ,del amicizia che a volte si trasforma in odio come il caso in questa storia ma anche d ingiustizie. per me e stata molto commovente e intrigante sin dalla prima puntata. stasera ho guardato l ultima puntata e la fine e veramente commovente e bellissima. bravo a tutto il cast e a tutta la squadra cha partecipato e un grande brava alla regista

    • lucilla scrive:

      Buongiorno,
      anch’io, da buona maremmana, voglio dire la mia.
      Premetto che ero soddisfatta di vedere un film ambientato nella mia Maremma e di sentire un pò del mio bel dialetto toscano in tv, dopo tanto romanesco e tanto napoletano. Invece….
      Non sono riuscita ad arrivare neanche alla fine della prima puntata: che quella non fosse la Maremma me ne ero accorta subito, infatti. Apprendo che le riprese sono state fatte in Argentina. Ora mi chiedo: possibile che non si fossero trovati dei siti adatti in Toscana? Era proprio necessario buttare tanti soldi per andare in capo al mondo?
      Per i non Toscani, consentitemi un piccolo tocco di campanilismo: ragazzi, quella non solo non è la Maremma, ma non è neanche la sua brutta copia! Non voglio offendere nessuno, ma se la campagna Toscana è così famosa nel mondo una ragione ci sarà! Nessuna landa argentina sarà mai in grado di uguagliarla!.
      Detto questo, proseguo sottolineando l’approssimazione delle ambientazioni: un’inquadratura a Ponte Vecchio e siamo a Firenze, uno scorcio di quella radura approssimativa dove abita uno dei protagonisti e siamo in Maremma; tutto qui. Per il resto, le riprese avrebbero potuto essere realizzate nell’appartamento di fronte a casa.
      E’ questa tutta l’ambientazione? Che roba!
      Tutto il resto è un grande minestrone (una grande ribollita?) di amori, amorini, amorazzi e intrallazzi che francamente mi sanno più di fotoromanzo moderno per ragazzine cerebrolese in calore che di grande romanzo ottocentesco.
      In più ci sono un mucchio di inesattezze storiche ben sottolineate dalla signora Petrucci e da Lello.
      Un prodotto assolutamente indecoroso o, per dirla alla toscana, un gran troiaio! (Non è una parolaccia: significa schifezza, guazzabuglio, cosa senza nè capo nè coda).
      Signora Petrucci, grazie per aver ricordato la figura di Tiburzi e grazie soprattutto per aver menzionato la sfida fra butteri e cow boys: a volte, quando la racconto, quasi quasi non mi credono.
      Insomma, un’occasione persa; a coloro che nonostante tutto si innamoreranno di questa cosa abnorme, consiglio di venire a visitare la Toscana di persona: scoprirete luoghi meravigliosi e vi godrete una regione tanto bella da non trovare l’eguale, tantomeno im Argentina.
      Lucilla la toscana

    • lello dell' ariccia scrive:

      Vittorio Emanuele II è morto nel 1878, la pena di morte in Italia è stata abolita nel 1889 con il codice Zanardelli.

      Dubito che il regolamento permettesse ai carabinieri di portare capelli lunghi come i sessanttottini o i ghisa milanesi.

      Le signore (e le signorine) dell’ alta società non portavano i capelli sciolti e non andavano in giro senza cappello e veletta.

      Della recitazione meglio non parlare.

      Cordiali saluti

    • guido del gizzo scrive:

      concordo con il giudizio della signora Petrucci, ma bisogna ammettere che il prodotto della regista Turrini si è sviluppato in modo coerente con le premesse: progettato un falso, nel più totale disprezzo del territorio e della cultura che si dichiara di voler celebrare, si è ottenuto un prodotto di intrattenimento per cerebrolesi, la cui unica vera incoerenza è la mancanza di Emanuele Filiberto di Savoia nel cast, al posto di Rodrigo Guirao Diaz.
      Realizzare uno sceneggiato sulla Maremma, senza un cavallo maremmano o una sella maremmana, è un gioco da ragazzi per le scimmiette ammaestrate che sono state incaricate di trovare le locations, organizzare la produzione e così via. Dopo i Western spaghetti, siamo alla Tortello Pampa!
      Potremmo incaricare la signora De Filippi di organizzare un urgente corso di Tango per quei poveri sciocchi che da alcuni decenni si sono intestarditi a curare la conservazione del Parco della Maremma, della tenuta presidenziale di Castel Fusano, del Parco di S.Rossore….che imbecilli, quando basta andare alla periferia di Buenos Aires, comunque a spese degli stessi contribuenti italiani !

    • francesca petrucci scrive:

      Terra ribelle: che grande delusione!

      Sono una delle tantissime persone che hanno seguito la prima puntata di questa nuova fiction (genere che non amo di solito, ma stavolta l’argomento davvero mi stuzzicava). Abito a Pisa ma conosco la Maremma, la sua storia, i suoi luoghi e soprattutto i suoi cavalli molto bene.
      Ci sono cresciuta, mio padre è un grande appassionato, ha scritto due libri su questa terra e sulle sue storie, è stato a lungo presidente dell’associazione nazionale monta maremana, abbiamo avuto diversi cavalli maremmani, montiamo con selle (e imboccature) maremmane e non sto qui ad allungare l’elenco.
      Ho sorriso tanto guardando il film, pensando ai commenti che potevano fare i butteri (che ancora esistono!) nonché i briganti, invece defunti, che si rivoltano nelle loro tombe: uno per tutti il mitico “Tiburzi” di cui la signora regista, che dichiara di essersi tanto documentata, certamente conoscerà la storia.
      Si può essere tanto approssimativi nel propinare al pubblico italiano un film del genere? La trama va benissimo: amori e intrighi piacciono sempre, intrattengono e questo è giusto. Ma già che ci siamo, vogliamo mettere un minimo, tanto non importava, sforzo almeno nel non prendere per i fondelli chi guarda? Parliamo di una parte – poco conosciuta– della nostra storia, perfetto: bellissima idea, ma che ci costa farlo in maniera almeno corretta?
      Prima di tutto l’ambientazione: che quella non è la Maremma lo vede chiunque, penso, figuriamoci un toscano! Infatti è l’Argentina, ho scoperto, perché la maremma non offriva “abbastaza spazi”, insomma non era lo scenario adatto. Mi sembra quasi superfluo sottolineare che un cavallo argentino non somiglia nemmeno lontanamente ad un cavallo maremmano, ma almeno non mostrare cavalli pezzati o roani poteva essere un tocco apprezzato, davvero, tanto perché la gente, poi, vedendo un bel pezzato che potrebbe essere un paint, un’appaloosa o appunto un argentino, (ma certamente NON un cavallo maremmano) dica: “Hei guarda che bel maremmano!”.
      Veniamo alla cosa forse più ridicola, dal punto di vista equestre una bestemmia: i cavalli hanno selle inglesi!!!! Ma dico: ma qualcuno, almeno qualuno, ce l‘ha mai fatto un salto in Maremma??? Avete mai visto un buttero montare con la sella inglese???? Badate sono disposta a pagare se, percorrendo tutta la Maremma per intero, toscana (dove è più diffusa la scafarda, sella che anticamente utilizzava la cavaleria) o laziale (dove invece si utilizza per a maggiore la bardella) trovate un solo buttero disposto a montare su una sella inglese e credo che anche la documentazione fotografica reperibile lo attesti in maniera inequivocabile, dato che le due selle che ho menzionato sono, a tutt’oggi, orgoglioso prodotto del sapiente lavoro di sellai artigiani.
      A un certo punto, lo confesso, ho tirato quasi incredula un sospriro di sollievo scorgendo, a volo d’uccello, un branco di mucche maremmane: avete presente??…grigie chiare, lunghissime corna….inconfondibili!!! ma poi che succede?? Eccola là: naturalmente i butteri spostano e lavorano con mucche tipicamente allevate in Argentina, di razza totalmente diversa!!! Quelle che si vedono nei film western nelle scene dei rodei eccetera per intendersi.
      Episodio famosissimo, ma anche questo forse è sfuggito all’attenta documentazione, nonché rimasto nel mito fu proprio la sfida tra Buffalo Bill e i butteri della Maremma: l’oggetto della mitica gara, che i cow bouys persero clamorosamente fu proprio la doma di un focoso puledro brado maremmano…
      Non voglio dilungarmi oltre, perché forse questa mia lettera non la leggerà nessuno e quindi mi sembra sciocco anche perderci tanto tempo, però prima di lasciarvi vi confido un segreto, da non dire troppo in giro mi raccomando: i toscani non parlano tutti fiorentino! men che mai i maremmani…. ma anche questa, mi rendo conto, era una raffinatezza troppo sottile da prendere in considerazione….
      Buon proseguimento dunque, per quanto mi riguarda credo proprio che, come ormai faccio sempre più spesso, all’occasione della prossima puntata spegnerò la televisione con una certa soddisfazione dopo il tg, per dedicarmi alla lettura di un libro. Cara mamma RAI hai perso, purtroppo, una bellissima occasione!

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