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  • 14/9/2010 ore 12:05

    Il grande Cinema italiano sbarca su Rai Tre

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    Presentato Fuori Concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia, “1960” di Gabriele Salvatores sarà trasmesso da Rai Tre all’interno di un ciclo dedicato al Cinema italiano d’autore, protagonista negli ultimi anni di grandi successi e numerosi riconoscimenti internazionali.

     

    Si comincia venerdì 17 settembre, alle 21.05, con CAOS CALMO di Antonello Grimaldi, interpretato da Nanni Moretti, Alessandro Gassman e Isabella Ferrari.

    La storia è quella intima e drammatica di Pietro Paladini. Lara, sua moglie, muore improvvisamente durante l’estate e Pietro – scioccato dall’evento – vive un profondo senso di colpa e non riesce a ripartire. Tutto quello che conta per lui è una promessa fatta alla sua bambina: aspettarla davanti alla scuola fino alla fine delle lezioni. Seduto su una panchina, giorno dopo giorno riceve le visite dei colleghi, turbati da una fusione aziendale, e dei familiari, preoccupati per il suo stato di “arresto”. Trasgredite le regole dell’efficienza e della produttività, e abitato da una sorprendente calma, la vita di Pietro registra una profonda svolta.

     

    Questi gli altri film in programmazione:

    LA GIUSTA DISTANZA di Carlo Mazzacurati (Italia, 2007)

    con Ahmed Hafiene, Valentina Lodovini, Giuseppe Battiston, Fabrizio Bentivoglio, Ivano Marescotti

    In un piccolo paese alle foci del Po ha luogo la controversa relazione tra Hassan, un meccanico tunisino, onesto lavoratore stimato e rispettato dai suoi compaesani, e Mara, una giovane supplente che ha accettato l’incarico di insegnante a tempo determinato mentre è in attesa di partire per un progetto di cooperazione in Brasile. Testimone degli avvenimenti che vedono protagonisti i due amanti è Giovanni, un giovane aspirante giornalista, amico di Hassan, costretto a fare i conti con i suoi sentimenti di amicizia e con il dovere di cronaca.

    “Mazzacurati torna sui luoghi del suo brillantissimo esordio, ‘Notte italiana’ (1987), e li racconta col senno di poi. E’ un nord-est abbagliante, magnificamente fotografato da Luca Bigazzi, nel quale si nascondono solitudini, rancori, violenze inespresse. Si parla anche di immigrazione, di lavoro in nero, della voglia di fuggire da un delta inquinato come il fiume che lo forma. ‘La giusta distanza’ è il ritratto di un paese malato, in cui forse è inutile cercare colpevoli perché nessuno è innocente”. (Alberto Crespi, ‘L’Unità’)

     

    GOMORRA di Matteo Garrone (Italia, 2008)

    Con Toni Servillo, Gianfelice Imparato, Maria Nazionale

    Il mondo criminale e affaristico della Camorra segue la vita delle merci, da quelle ‘fresche’ che arrivano al porto di Napoli e vanno smistate, a quelle ‘morte’, le scorie, anche tossiche, che vengono versate nelle discariche o direttamente nascoste nel terreno. Seguendo i percorsi delle merci, dagli abiti griffati alle scorie chimiche, si scopre la vita della camorra e le storie di quelli, dai più potenti ai ragazzini affascinati o sottomessi, che danno vita alla Gomorra dei giorni nostri. Dal romanzo di Roberto Saviano.

    “Soprattutto un film d’antropologia sociale. ‘Gomorra’ si distingue e si distacca dal libro da cui è tratto: non è un’opera di informazione né di rivelazione, né di denuncia né di protesta. Come in un formicaio superattivo, la gente è sempre in movimento alla ricerca di un’occasione. I camorristi sparano come se allontanassero le mosche, con una frequenza e impassibilità da massacro: i colpi sono secchi, senza eco. Nel paese del sole il cielo è grigio, opprimente. La regia di Matteo Garrone e gli interpreti sono ammirevoli.” (Lietta Tornabuoni, ‘La Stampa’)

    Grand Prix al Festival di Cannes del 2008, 7 David di Donatello tra cui miglior film e migliore regia.

     

    UNO SU DUE di Eugenio Cappuccio (Italia, 2006)

    Con Fabio Volo, Ninetto Davoli, Anita Caprioli

    Lorenzo è un avvocato rampante, che ha lottato e ottenuto il suo status con determinazione. Ha una bella casa, una fidanzata, Silvia, forse precaria forse no, e tutta l’invidia dei suoi amici che “lo stimano moltissimo”. Ora è il momento di fare il salto di qualità, e un grosso business in Russia insieme al socio e fratello Paolo (Giuseppe Battiston). Improvvisamente un malore, gli appanna la vista. È solo l’inizio di un lungo viaggio nel dubbio, nella malattia, alla riscoperta della vita.

    “La qualità di questo film è tutta nel come, nelle sfumature sottili, nella verità delle cose che si dicono i personaggi, nell’intensità di tutte le interpretazioni dalla prima all’ultima. E nella mancanza di ogni retorica”. (Paolo D’Agostini, ‘la Repubblica’)

     

    PRANZO DI FERRAGOSTO di Gianni Di Gregorio (Italia, 2008)

    Con Gianni Di Gregorio, Valeria De Franciscis, Marina Cacciotti

    Gianni ha un lavoro: occuparsi dell’anziana madre, una nobildonna decaduta, capricciosa e un tantino opprimente. Madre e figlio vivono soli in un fatiscente appartamento nel centro di Roma e faticano a tirare avanti, ricoperti di debiti come sono. Nel bel mezzo dell’afa estiva Alfonso, l’amministratore, si presenta alla loro porta per riscuotere quanto gli è dovuto, ma propone a Gianni l’estinzione di tutte le spese condominiali in cambio di un favore: ospitare la madre per la notte e il successivo pranzo di ferragosto in modo che lui possa partire per le terme. L’accordo non prevede però l’arrivo di una seconda signora, la zia di Alfonso, una simpatica anziana con qualche problema di memoria, ma l’amministratore lo convince a tenerla offrendogli del denaro. Gianni è costretto, suo malgrado, a dare asilo anche a una terza “mamma abbandonata” quando l’amico dottore, giunto per fargli una visita di controllo in seguito a un malore, gli chiede di potergliela affidare per non lasciarla sola durante il turno di notte.

    “Un quartetto di vecchiette, prima bizzose e a disagio fra loro poi così contente da pagare il loro ospite per continuare a stare insieme. Una cronaca dal vero, ma molto fine, con allusioni indirette, indicazioni sommesse di simboli, facce bene incise da interpreti tutti, donne e uomini, non professionisti. Un gioiello per intenditori”. (Gian Luigi Rondi, ‘Il Tempo’)

    Presentato alla Settimana Internazionale della Critica del 2008

    Premio Luigi De Laurentiis come miglior Opera Prima alla Mostra di Venezia del 2008. David di Donatello come miglior regista esordiente nel 2009.

     

    1960 di Gabriele Salvatores (Italia, 2010)

    Estate 1959. Gente felice al mare. La voce di un adulto rievoca quei giorni. Il ricordo di quella estate è ancora vivo nella sua memoria: è stata l’ultima che ha trascorso insieme al fratello Rosario prima che quest’ultimo partisse per il nord. Da questo momento a tenere uniti i due fratelli sono le lettere che Rosario manda da Milano. Racconta della sua nuova vita, della libertà che ha conquistato, degli amici con cui trascorre il suo tempo, scrive di un mondo magico, fatato dove ognuno ottiene ciò che desidera. Ma sono quelle stesse lettere a mettere in allarme la famiglia: Rosario da quando è a Milano si è trasformato in un ribelle, ha perfino dimenticato la promessa di matrimonio fatta a Rosalba, una ragazza del suo paese che lo ama. I genitori capiscono che bisogna fare qualcosa e allora decidono di partire per riportare il figlio a casa. Inizia un lungo viaggio alla ricerca di Rosario che porterà questa famiglia ad attraversare tutta l’Italia ed a scoprire un paese che, trascinato dal boom economico, sta cambiando sotto i loro occhi. Presto quel viaggio si trasforma in una specie di sogno scandito dalle contraddizioni di Napoli, dalla Roma delle Olimpiadi e de La dolce vita, dal mito della straniera e dalla riviera romagnola. Ma la meta finale resta Milano dove scopriranno la verità su Rosario.

     

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